Martedì 5 gennaio 2010 2 05 /01 /2010 13:27

Il 21 dicembre 2012 è la data in cui, secondo aspettative diffuse attraverso siti internet, libri e documentari TV, dovrebbe verificarsi un qualche evento storico di significativa discontinuità o una vera e propria disastrosa catastrofe. Tali attese si baserebbero sulla fine di uno dei cicli (b'ak'tun) del calendario Maya.[senza fonte] Una simile idea non trova supporti nell'ambito della comunità scientifica, in particolar modo né in quella geofisica né in quella astronomica;[1] né nell'ambito della corrente principale degli studiosi degli antichi Maya.[2]

 

Il calendario maya

I maya, come altre culture mesoamericane, misuravano il tempo utilizzando un sistema di tre calendari. I giorni erano organizzati attraverso un calendario religioso rituale della durata di 260 giorni (chiamato Tzolk'in), suddiviso in trecene (periodi temporali di 13 giorni) e utilizzato prevalentemente a scopo divinatorio, e un calendario solare di 365 giorni (Haab'), suddiviso in 18 periodi di 20 giorni ciascuno.[3]

I maya non misuravano gli anni, tuttavia le date di questi due calendari erano combinate tra loro per dare luogo a cicli di 18.980 giorni (~52 anni) per un totale di 52 cicli diversi ricorrenti. Un ulteriore calendario, il cosidetto Lungo computo, calcolava, invece, il tempo trascorso dalla data della creazione del mondo secondo la mitologia maya[senza fonte] (11 agosto 3114 a.C. nel calendario gregoriano[4]). Questo calendario, a differenza dei precedenti, era progressivo e suddivideva il tempo in cicli non ricorrenti (b'ak'tun) della durata di 144.000 giorni, suddivisi a loro volta, su base vintigesimale, in 4 ulteriori sottocicli. Il 20 dicembre 2012 terminerà il 13° b'ak'tun (12.19.19.17.19 nella notazione originale del calendario) a cui farà seguito, il giorno successivo, il 14° b'ak'tun (13.0.0.0.0).

Secondo il Popol Vuh - uno dei principali documenti storici sul corpus mitologico dei maya - il Lungo computo attuale è solo il quarto in ordine di tempo poiché gli dei avrebbero distrutto le tre precedenti creazioni ritenendole fallimentari.[5] La terza creazione fu distrutta al termine del 13° b'ak'tun (12.19.19.17.19), una data che ricorrerà nuovamente alla fine del 2012. Questa circostanza, assieme ad un riferimento epigrafico sul Monumento 6 di Tortuguero,[6] è alla base del fenomeno New Age che associa un evento di significativa discontinuità storica alla data summenzionata.

Profezie [modifica]

Sulla base di interpretazioni di impronta prevalentemente New Age, sono stati formulati due diversi scenari sulla corrispondenza di questa data: o con eventi quali la fine del mondo oppure con trasformazioni radicali del mondo stesso come l'inizio dell'Era dell'Aquario, un periodo di pace globale e profonda evoluzione spirituale.

Entrambi gli scenari profetizzati possono definirsi apocalittici tenendo conto del duplice significato del termine: o in senso figurato come devastazione totale, cataclisma rovinoso, disastrosa sciagura, o nel suo senso etimologico di rivelazione.[7] Analogo distinguo è previsto dal termine catastrofe, che infatti richiede una disambiguazione.[8]

Da un'iscrizione sul Monumento 6 del sito archeologico di Tortuguero si ricava la data del 2012, in cui accadrebbe qualcosa che coinvolgerebbe una misteriosa divinità Maya, Bolon Yokte, associata in genere alla guerra e alla creazione. Da qui se ne è ricavata l'eventuale profezia Maya data al 2012.[9] Risultano tuttavia diverse altre tavolette che riportano date anche molto successive al 2012, cosa che fa ritenere che i Maya non pensassero a questo giorno come all'ultimo.[10]

Confutazioni degli studiosi degli antichi Maya

La credenza in catastrofi nel giorno 21 dicembre 2012 o in vicinanza ad esso, è una previsione considerata sbagliata dalla corrente principale degli studiosi degli antichi Maya, eppure è comunemente citata nei mezzi di comunicazione di cultura popolare come il problema del 2012.[11]

Secondo Sandra Noble, executive director della Foundation for the Advancement of Mesoamerican Studies, Inc. a Crystal River in Florida, «Rendere il 21 dicembre 2012 come un Giorno del giudizio o un momento di cambiamento cosmico è una completa invenzione e una possibilità per molte persone di fare profitto.» La fine di un ciclo del calendario era infatti vista dal popolo maya semplicemente come occasione di grandi celebrazioni per festeggiare l'ingresso nella nuova era, in questo caso il sesto ciclo.[12]

Confutazioni scientifiche

Astronomia

Il centro galattico osservato nel visibile in direzione della costellazione del Sagittario. Le stelle principali della costellazione sono indicate in rosso.

Allineamento del Sole con il Centro galattico

Osservato da Terra, il Sole si sposta in prossimità di una linea ideale (l'eclittica) che corrisponde alla proiezione in cielo del piano in cui giace l'orbita della Terra. I pianeti e la Luna orbitano su piani poco inclinati rispetto all'eclittica ed anche loro, di conseguenza, appaiono in prossimità di essa se visti da Terra.[13] Storicamente alle costellazioni che si posizionano a cavallo dell'eclittica è stato dato quindi un significato speciale e sono state raccolte nello zodiaco.[14]

Nel corso dei secoli ci si è accorti che il periodo dell'anno di visibilità delle costellazioni dello zodiaco è mutato. Ciò è avvenuto a causa del moto di precessione dell'asse terrestre (o precessione degli equinozi) che determina uno spostamento di 1° circa ogni 72 anni. Conseguenetemente ogni 2160 anni cambia la costellazione visibile in corrispondenza del sorgere del Sole nel giorno dell'equinozio di primavera. Nella tradizione astrologica occidentale, ciò determina la fine di un'era astrologica (oggi siamo nell'Era dei Pesci) e l'inizio della successiva (Era dell'Acquario). La durata complessiva del ciclo è di 26.000 anni.[15]

Così come oggi l'equinozio di primavera si verifica nella costellazione dei Pesci, il solstizio d'inverno si verfica nella costellazione del Sagittario, dove si situa tra l'altro il centro della Via Lattea. Negli ultimi mille anni circa, di conseguenza, ogni anno nel giorno del solstizio d'inverno, la Terra, il Sole ed il centro galattico si sono trovati quasi allineati. Il migliore allineamento prospettico nel giorno del solstizio d'inverno è avvenuto il 21 dicembre 1998.[16] Ad ogni modo, l'allineamento in sé non comporta alcun effetto per la Terra ed il Sistema solare, dal momento che rappresenta l'attraversamento di una linea ideale, come il confine tra due comuni.

La Fenditura del Cigno, Xibalba be nella lingua dei Maya.

John M. Jenkins verso la metà degli anni Ottanta propose che l'allineamento galattico del 2012 potesse aver assunto un significato speciale entro le previsioni del calendario Maya. Suggerì infatti che i Maya potessero aver basato il proprio calendario sulle osservazione della Fenditura del Cigno[17] ed affermò che sapevano che l'eclittica attraversava la Fenditura (la nebulosa termina all'altezza dell'equatore celeste) e che diedero a tale punto del cielo un significato speciale nella loro cosmologia.[18] Ipotizzò dunque che l'allineamento del Sole e di tale punto sarebbe avvenuto nel giorno del solstizio d'inverno del 2012.[18]

Anche con queste ulteriori restrizioni, l'allineamento indicato si verifica nel giorno del solstizio d'inverno per un periodo di 36 anni e la convergenza di maggiore precisione è già avvenuta nel 1998.[19] Numerosi studiosi e Jenkins stesso hanno notato che non esiste alcuna prova concreta che i Maya conoscessero la precessione degli equinozi.[20]

Allineamento planetario

Su La Stampa del 13 ottobre 2009 il giornalista Paolo Manzo cita un allineamento «di Marte, Giove, Saturno, uno spettacolo astronomico senza precedenti», in corrispondenza della fatidica data.[21] L'articolo non riporta o rinvia a nessuna fonte scientifica autorevole e attendibile, mentre né gli astronomi né le effemeridi (a cui si può accedere attraverso programmi di calcolo disponibili in rete) indicano alcuna congiunzione,[22] anzi, predicono che i tre pianeti si troveranno in tre posizioni ben distinte se osservati dalla Terra, come è possibile desumere dalla seguente tabella che riporta le coordinate celesti per Marte, Giove e Saturno nel sistema di riferimento geocentrico equatoriale.[23]

Effemeridi calcolate per il 21 dicembre 2012[23]
Marte Giove Saturno
Magnitudine apparente 1,20 -2,78 1,35
0:00 TU del 21-12-2012 AR 19h 52m 25,53s Dec -22° 06′ 43,9″ AR 04h 28m 40,98s Dec +21° 01′ 34,6″ AR 14h 27m 16,74s Dec -12° 07′ 48,3″
4:00 TU del 21-12-2012 AR 19h 52m 58,63s Dec -22° 05′ 15,6″ AR 04h 28m 35,92s Dec +21° 01′ 25,4″ AR 14h 27m 20,28s Dec -12° 08′ 04,0″
8:00 TU del 21-12-2012 AR 19h 53m 31,72s Dec -22° 03′ 46,9″ AR 04h 28m 30,87s Dec +21° 01′ 16,3″ AR 14h 27m 23,80s Dec -12° 08′ 19,7″
12:00 TU del 21-12-2012 AR 19h 54m 04,79s Dec -22° 02′ 17,8″ AR 04h 28m 25,83s Dec +21° 01′ 07,2″ AR 14h 27m 27,32s Dec -12° 08′ 35,3″
16:00 TU del 21-12-2012 AR 19h 54m 37,87s Dec -22° 00′ 48,2″ AR 04h 28m 20,80s Dec +21° 00′ 58,1″ AR 14h 27m 30,83s Dec -12° 08′ 50,9″
20:00 TU del 21-12-2012 AR 19h 55m 10,93s Dec -21° 59′ 18,2″ AR 04h 28m 15,79s Dec +21° 00′ 49,1″ AR 14h 27m 34,33s Dec -12° 09′ 06,4″
0:00 TU del 22-12-2012 AR 19h 55m 43,99s Dec -21° 57′ 47,8″ AR 04h 28m 10,80s Dec +21° 00′ 40,1″ AR 14h 27m 37,83s Dec -12° 09′ 21,9″
Il cielo alle 0 UTC del 21 dicembre 2012.

Già nel maggio del 2000 in occasione di un allineamento planetario si era sviluppato un senso di ansia nell'attesa dell'evento che aveva portato i principali organi di divulgazione scientifica statunitense a rilasciare comunicati che ne confermassero l'innocuità.[24][25][26]

Astrofisica

Inversione dei poli magnetici del campo terrestre

L'attività solare segue un andamento ciclico di periodo undicennale.[27] I periodi di intensa attività sono identificati dalla presenza di un elevato numero di macchie solari, a cui generalmente si associano altri fenomeni quali le espulsioni di massa coronali, le quali, se avvengono in direzione della Terra, danno luogo a quelle che sono state definite tempeste solari o geomagnetiche, disturbi temporanei della magnetosfera terrestre[28] che possono manifestarsi in modo spettacolare attraverso aurore polari.[29][30]

La magnetosfera terrestre funge da barriera protettiva e gli effetti sugli esseri viventi che abitano il pianeta sono ridotti. L'industrializzazione e l'espansione umana nello spazio, tuttavia, hanno reso questi fenomeni problematici anche per l'uomo, dal momento che possono danneggiare dispositivi elettronici in orbita e, in caso di tempeste di elevata intensità, interagire con le reti di trasmissione dell'energia elettrica e con la strumentazione degli aerei di linea.[31][32]

È stato previsto che il picco del 24° ciclo solare si verificherà nei mesi di aprile e maggio del 2013 e raggiungerà un'intensità inferiore al 23° che si è appena concluso.[33][34] Ad un'indicazione così precisa, tuttavia, si è potuti giungere solo dopo aver osservato il minimo dell'attività solare, verificatosi nel 2009;[35] previsioni precedenti (del 2007) avevano prospettato in effetti due scenari possibili: quello descritto ed un secondo in cui il picco si sarebbe verificato nel 2012 e sarebbe stato di intensità maggiore del precedente.[35][36]

Alcune trasmissioni televisive hanno collegato questo secondo scenario con le profezie sul 21 dicembre 2012:[36] in particolare è stata ipotizzata la possibilità che un picco di attività solare particolarmente intenso possa innescare una inversione dei poli magnetici terrestri con conseguenze disastrose e imprevedibili per la nostra società. Questa ipotesi, già di per sé di scarso fondamento scientifico, è stata comunque smentita dalle attuali previsioni relative all'attività solare fra il 2012 e il 2013.

Di Maurizio Di Finizio - Pubblicato in : Il nostro universo - Community : L'Universo
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Lunedì 30 marzo 2009 1 30 /03 /2009 12:10

Scoperti 10 nuovi pianeti fuori del sistema solare con SuperWASP

Automatic image reduction

10 nuovi pianeti scoperti fuori del sistema solare. 2 batterie di telecamere utilizzate per identificarli. Sono questi i risultati del programma SuperWASP, dove WASP è acronimo di Wide Angle Search for Planet. Gli astronomi di questo programma di ricerca inglese utilizzano telescopi robotici per cercare nuovi pianteti fuori del sistema solare.

I nuovi pianeti scoperti vanno ad aggiungersi a una lista di oltre 270 cosiddetti pianeti extrasolari, hanno detto gli esperti a un incontro di astronomia a Belfast. I telescopi cercano pianeti che passano davanti alle loro stelle. La luce del sole si riduce leggermente quando questo accade, e gli astronomi possono estrapolarne dimensioni e posizione del pianeta.

Don Pollaco della Queen's University di Belfast e i colleghi hanno usato i loro telescopi alle Canarie, in Sud Africa, Arizona, Hawaii, Cile, Francia e Australia per scoprire i dieci nuovi pianeti al di fuori del sistema solare. Jane Greaves dell'Università di St. Andrews in Scozia e i colleghi dicono di avere scoperto un giovane pianeta usando la radioastronomia per esaminare un disco di gas e particelle rocciose intorno alla stella HL Tau, che avrebbe 100.000 anni rispetto ai 4,6 miliardi di anni del nostro sole.

"Vediamo distintamente una sfera orbitante di gas e polvere, che è esattamente come un protopianeta molto giovane dovrebbe apparire", dice Greaves in un comunicato. "Il nuovo oggetto, designato come HL Tau b, è il più giovane oggetto planetario mai visto", spiega Anita Richards dell'osservatorio Jodrell Bank nel Cheshire, in Gran Bretagna.

Di Maurizio Di Finizio - Pubblicato in : I pianeti del sistema solare - Community : L'Universo
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Sabato 28 marzo 2009 6 28 /03 /2009 14:02

L'Universo 

 

Forse fra poco potremmo dire addio all’idea che l’universo sia nato dal big bang come singola palla di fuoco. Studiosi stanno esplorando una nuova teoria basata sull’ipotesi, enunciata ormai 15 anni fa, che l’universo abbia attraversato uno stadio di inflazione. Durante questo stadio , afferma la teoria, il cosmo si ampliò esponenzialmente in una infinitesima frazione di secondo; dopo di che, l’universo continuò la propria evoluzione secondo il modello del big bang. Via via che gli studiosi hanno perfezionato lo scenario dell’inflazione, sono venute in luce alcune conseguenze sorprendenti, una delle quali rappresenta un cambiamento fondamentale nella visione del cosmo. Secondo le versioni più recenti della teoria inflazionaria, l’universo, anziché essere una palla di fuoco in espansione, sarebbe un immenso frattale che cresce continuamente: esso sarebbe costituito da molte sfere che si rigonfiano, le quali producono nuove sfere, che a loro volta ne generano altre, all’infinito.

Questa concezione piuttosto bizzarra dell’universo non è nata arbitrariamente. Parecchi ricercatori, prima in Russia e poi negli Stati Uniti, proposero l’ipotesi inflazionaria che ne costituisce il fondamento allo scopo di risolvere alcune complicazioni create dalla vecchia teoria del big bang. Nella sua forma tradizionale, questa afferma che l’universo nacque circa 15 miliardi di anni fa da una singolarità cosmologica, ossia uno stato di temperatura e densità infinite. Come è ovvio queste grandezze non possono essere realmente descritte in termini fisici come infinite; di solito si postula che le attuali leggi fisiche non fossero applicate a quell’epoca. Esse cominciarono a valere solo dopo che la densità dell’universo fu scesa al di sotto della densità di Planck, che è pari a 1094 g/cc.

Via via che l’universo si espandeva, cominciò gradualmente a raffreddarsi. Un residuo dell’esplosione primordiale esiste ancora oggi: è la radiazione di fondo a microonde, la quale indica che la temperatura dell’universo è scesa a 2,7 kelvin. La scoperta di questa radiazione si è rivelata la prova cruciale che ha dato alla teoria del big bang il suo attuale ruolo preminente in cosmologia. Questa teoria aveva anche il pregio di spiegare le abbondanze dell’idrogeno e degli altri elementi dell’universo.

Molti dilemmi hanno costretto i fisici a riflettere in maniera approfondita sugli assunti di base della teoria cosmologica standard, parecchi dei qualsiasi sono rivelati, a un più attento esame, decisamente precari.

 

 

Un universo che si autoriproduce in una simulazione al calcolatore è costituito da domini esponenzialmente ingranditi, ognuno dei quali (rappresentato da un diverso colore) ha leggi fisiche differenti. I picchi sono nuovi "big bang"; le loro altezze corrispondono alle densità di energia locale. Verso l’estremità dei picchi i colori fluttuano, indicando che le leggi fisiche non sono qui ancora definite. Esse risultano fissate solo nelle valli, una delle quali corrisponde al tipo di universo nel quale viviamo.

La teoria inflazionaria non è sempre stata così semplice da un punto di vista concettuale, i tentativi di costruire una teoria dell’espansione esponenziale dell’universo hanno una lunga storia. Dopo varie realistiche versioni ed interpretazioni arriviamo alla parte più interessante della nostra storia, ossia alla teoria di un universo inflazionario eternamente esistente e in grado di autoriprodursi. E’ una teoria assai generale, ma appare particolarmente promettente e conduce alle conseguenze più profonde nel contesto dello scenario dell’inflazione caotica.

Si possono visualizzare come onde le fluttuazioni quantistiche del campo scalare in un universo inflazionario. Inizialmente queste onde si muovevano in tutte le direzioni possibili, per poi bloccarsi l’una sopra l’altra; ciascuna onda bloccata incrementava leggermente il campo scalare in alcune parti dell’universo e lo diminuiva in altre. Ora consideriamo quelle regioni dell’universo dove le onde che si bloccavano hanno costantemente aumentato il campo scalare. I rari domini dell’universo dove il campo riesce ad acquisire un valore abbastanza alto cominciano a espandersi esponenzialmente a velocità sempre crescente; più alto è il valore del campo scalare, più veloce è l’espansione. Ben presto questi rari domini raggiungono un volume molto superiore a quello di tutti gli altri.




L'evoluzione di un campo scalare genera molti domini inflazionari, come rivela questa sequenza di immagini generate al calcolatore. In quasi tutte le regioni dell'universo il campo scalare diminuisce (ed è rappresentato da depressioni e valli);altrove le fluttuazioni provocano la crescita del campo. In queste regioni, rappresentate nell'elaborazione come picchi, l'universo si espande rapidamente. Noi ci collochiamo in una delle valli, dove lo spazio non è più inflazione.

Da questa teoria segue che, se l'universo contiene almeno un dominio inflazionario di dimensioni sufficienti, allora esso comincerà a produrre incessantemente nuovi domini inflazionari. L'inflazione in ciascun dato punto può terminare rapidamente, ma a volte altre regioni continueranno a espandersi; il volume totale di tutti questi domini crescerà senza fine. Essenzialmente, da un universo inflazionario scaturiscono bolle inflazionarie, che a loro volta ne producono di nuove, e così via.


Questo processo, chiamato inflazione eterna, continua come una reazione a catena, producendo una configurazione di universi simile ad un frattale. In questo scenario l'universo nel suo complesso è immortale; ciascuna specifica parte di esso può derivare da una singolarità manifestatasi nel passato e potrà terminare in una singolarità nel futuro, ma non vi è alcuna fine per l'evoluzione dell'intero universo.
Che cosa sia avvenuto all'origine è incerto. Vi è la possibilità che tutte le parti dell'universo siano state generate simultaneamente in una singolarità iniziale, un big bang. Sebbene questo scenario renda l'esistenza del big bang quasi irrilevante agli effetti pratici, si può considerare il momento della formazione di ciascuna bolla inflazionaria come un nuovo "big bang". Da questa prospettiva l'inflazione non è una parte della teoria del big bang, come si pensava 15 anni fa; al contrario, è questo ad essere compreso all'interno del modello inflazionario.

Un universo capace di autoriprodursi appare come una configurazione ramificata di bolle inflazionarie. I diversi colori rappresentano "mutazioni" nelle leggi fisiche rispetto agli universi genitori. Le proprietà dello spazio in ciascuna bolla non dipendono dall'epoca di formazione della bolla stessa. In questo senso l'universo potrebbe essere stazionario, anche se l'interno di ciascuna bolla è descritto dalla teoria del big bang.

Questa nuova teoria cosmologica è estremamente insolita ed è comprensibile che sia difficile comprenderla. Una delle principali ragioni della popolarità del vecchio scenario del big bang è che immaginare l'universo come un palloncino che si espande in tutte le direzioni è relativamente semplice. E' molto più difficile afferrare alla struttura di un universo frattale che si autoriproduce all'infinito: le simulazioni al calcolatore possono essere di un certo aiuto. Studiosi hanno iniziato queste simulazioni con una fetta bidimensionale di universo riempita da un campo scalare quasi omogeneo e abbiamo calcolato in che modo il campo variava in ciascun punto del nostro dominio dopo l'inizio dell'inflazione. Poi hanno sommato a tale risultato onde sinusoidali, corrispondenti alle fluttuazioni quantistiche che si bloccano.
Applicando ripetutamente questa procedura, hanno ottenuto una seria di valori che mostrano la distribuzione del campo scalare nell'universo inflazionario. Le immagini hanno rivelato che nella maggior parte dl dominio di partenza il campo scalare decresce lentamente: noi viviamo in una di queste regioni dell'universo. Piccole onde "congelate" sopra un campo quasi omogeneo finiscono per dare origine a perturbazioni di temperatura della radiazione di fondo. Altre parti dell'immagine mostrano montagne in crescita, corrispondenti alle enormi densità di energia che producono un'inflazione estremamente rapida. Si può interpretare ogni picco come un nuovo "big bang" che crea un universo "inflazionario".
La natura frattale dell'universo è divenuta ancora più evidente quando i ricercatori hanno aggiunto un altro campo scalare. Per rendere le cose ancora più interessanti hanno preso in considerazione una teoria in cui l'energia potenziale di questo campo ha tre minimi differenti, rappresentati da altrettanti colori (vedi la figura). In una fetta bidimensionale dell'universo, i colori presso le vette delle montagne cambiano continuamente, a indicazione del fatto che il campo scalare sta rapidamente balzando da un minimo di energia a un altro. Qui le leggi fisiche non sono ancora stabilizzate; nelle valli, però, dove la velocità di espansione è bassa, i colori non fluttuano più. Il dominio in cui viviamo è uno di questi, altri domini sono estremamente lontani. Le proprietà delle particelle elementari e le leggi che regolano le loro interazioni variano nel passare da un dominio all'altro.

Nel riflettere sul processo di autoriproduzione dell'universo, non si può fare a meno di trovare delle analogie, per quanto superficiali possano essere. Si può dire: non è forse ciò che accade a noi? Qualche tempo fa siamo nati, prima o poi moriremo e l'intero mondo dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti e dei nostri ricordi scomparirà. Ma ci sono stati altri esseri umani che sono vissuti prima di noi, ce ne saranno altri dopo di noi e l'umanità nel suo insieme potrà sopravvivere per molto tempo.

L'evoluzione della teoria inflazionaria ha dato origine ad un paradigma cosmologico del tutto nuovo, che differisce considerevolmente dalla vecchia teoria del big bang e anche dalle prime versioni del modello inflazionario. In esso l'universo appare caotico ed omogeneo, in espansione e stazionario. La nostra dimora cosmica cresce, fluttua e si riproduce eternamente in tutte le forme possibili, come se tendesse ad adattarsi a tutti i possibili tipi di vita.

 

 

L’evoluzione di un campo scalare genera molti domini inflazionari, come rivela questa sequenza di immagini generate al calcolatore. In quasi tutte le regioni dell’universo il campo scalare diminuisce (ed è rappresentato da depressioni e valli);altrove le fluttuazioni provocano la crescita del campo. In queste regioni, rappresentate nell’elaborazione come picchi, l’universo si espande rapidamente. Noi ci collochiamo in una delle valli, dove lo spazio non è più inflazione.

Da questa teoria segue che, se l’universo contiene almeno un dominio inflazionario di dimensioni sufficienti, allora esso comincerà a produrre incessantemente nuovi domini inflazionari. L’inflazione in ciascun dato punto può terminare rapidamente, ma a volte altre regioni continueranno a espandersi; il volume totale di tutti questi domini crescerà senza fine. Essenzialmente, da un universo inflazionario scaturiscono bolle inflazionarie, che a loro volta ne producono di nuove, e così via.

Questo processo, chiamato inflazione eterna, continua come una reazione a catena, producendo una configurazione di universi simile ad un frattale. In questo scenario l’universo nel suo complesso è immortale; ciascuna specifica parte di esso può derivare da una singolarità manifestatasi nel passato e potrà terminare in una singolarità nel futuro, ma non vi è alcuna fine per l’evoluzione dell’intero universo.

Che cosa sia avvenuto all’origine è incerto. Vi è la possibilità che tutte le parti dell’universo siano state generate simultaneamente in una singolarità iniziale, un big bang. Sebbene questo scenario renda l’esistenza del big bang quasi irrilevante agli effetti pratici, si può considerare il momento della formazione di ciascuna bolla inflazionaria come un nuovo "big bang". Da questa prospettiva l’inflazione non è una parte della teoria del big bang, come si pensava 15 anni fa; al contrario, è questo ad essere compreso all’interno del modello inflazionario.

Un universo capace di autoriprodursi appare come una configurazione ramificata di bolle inflazionarie. I diversi colori rappresentano "mutazioni" nelle leggi fisiche rispetto agli universi genitori. Le proprietà dello spazio in ciascuna bolla non dipendono dall’epoca di formazione della bolla stessa. In questo senso l’universo potrebbe essere stazionario, anche se l’interno di ciascuna bolla è descritto dalla teoria del big bang.

 

 

Questa nuova teoria cosmologica è estremamente insolita ed è comprensibile che sia difficile comprenderla. Una delle principali ragioni della popolarità del vecchio scenario del big bang è che immaginare l’universo come un palloncino che si espande in tutte le direzioni è relativamente semplice. E’ molto più difficile afferrare alla struttura di un universo frattale che si autoriproduce all’infinito: le simulazioni al calcolatore possono essere di un certo aiuto. Studiosi hanno iniziato queste simulazioni con una fetta bidimensionale di universo riempita da un campo scalare quasi omogeneo e abbiamo calcolato in che modo il campo variava in ciascun punto del nostro dominio dopo l’inizio dell’inflazione. Poi hanno sommato a tale risultato onde sinusoidali, corrispondenti alle fluttuazioni quantistiche che si bloccano.

Applicando ripetutamente questa procedura, hanno ottenuto una seria di valori che mostrano la distribuzione del campo scalare nell’universo inflazionario. Le immagini hanno rivelato che nella maggior parte dl dominio di partenza il campo scalare decresce lentamente: noi viviamo in una di queste regioni dell’universo. Piccole onde "congelate" sopra un campo quasi omogeneo finiscono per dare origine a perturbazioni di temperatura della radiazione di fondo. Altre parti dell’immagine mostrano montagne in crescita, corrispondenti alle enormi densità di energia che producono un’inflazione estremamente rapida. Si può interpretare ogni picco come un nuovo "big bang" che crea un universo "inflazionario".

La natura frattale dell’universo è divenuta ancora più evidente quando i ricercatori hanno aggiunto un altro campo scalare. Per rendere le cose ancora più interessanti hanno preso in considerazione una teoria in cui l’energia potenziale di questo campo ha tre minimi differenti, rappresentati da altrettanti colori (vedi la figura). In una fetta bidimensionale dell’universo, i colori presso le vette delle montagne cambiano continuamente, a indicazione del fatto che il campo scalare sta rapidamente balzando da un minimo di energia a un altro. Qui le leggi fisiche non sono ancora stabilizzate; nelle valli, però, dove la velocità di espansione è bassa, i colori non fluttuano più. Il dominio in cui viviamo è uno di questi, altri domini sono estremamente lontani. Le proprietà delle particelle elementari e le leggi che regolano le loro interazioni variano nel passare da un dominio all’altro.

Nel riflettere sul processo di autoriproduzione dell’universo, non si può fare a meno di trovare delle analogie, per quanto superficiali possano essere. Si può dire: non è forse ciò che accade a noi? Qualche tempo fa siamo nati, prima o poi moriremo e l’intero mondo dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti e dei nostri ricordi scomparirà. Ma ci sono stati altri esseri umani che sono vissuti prima di noi, ce ne saranno altri dopo di noi e l’umanità nel suo insieme potrà sopravvivere per molto tempo.

L’evoluzione della teoria inflazionaria ha dato origine ad un paradigma cosmologico del tutto nuovo, che differisce considerevolmente dalla vecchia teoria del big bang e anche dalle prime versioni del modello inflazionario. In esso l’universo appare caotico ed omogeneo, in espansione e stazionario. La nostra dimora cosmica cresce, fluttua e si riproduce eternamente in tutte le forme possibili, come se tendesse ad adattarsi a tutti i possibili tipi di vita.

Di Maurizio Di Finizio - Pubblicato in : Il nostro universo - Community : L'Universo
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Sabato 28 marzo 2009 6 28 /03 /2009 12:34

Notizie da Marte

Ogni mese gli astrofisici stanno raccogliendo una quantità sorprendente di informazioni sul pianeta rosso. Le varie informazioni oltre che dai due robot, Spirit e Opportunity, presenti ormai sul pianeta da quasi un anno e mezzo, vengono raccolte dalla sonda Mars Express.

Qualche settimana fa, il robot della Nasa Spirit, mentre proseguiva il suo lavoro in una zona nominata dagli astronomi, il cratere Gusev, ha immortalato in alcuni scatti fatti a distanza di 20 secondi il passaggio di una tempesta di polvere chiamata "diavolo di polvere".

La sonda Mars Express continua la sua opera dall'alto, orbitando intorno al pianeta rosso ha il compito di creare una mappa fotografica di tutto il pianeta. Gli astronomi, sono stati particolarmente attirati dalle fotografie di una zona difficile da definire in quanto presenta una serie di strutture non molto chiare, si pensa a un bacino riempito in passato da sedimenti, tale zona è stata chiamata "aureum chaos".

Più sfortunato è invece il robot Opportunity, è di questi giorni la notizia di un insabbiamento delle ruote. Gli scienziati, preferiscono preservare l'energia del mezzo su Marte, per questo stanno conducendo degli esperimenti sulla terra con un prototipo simile. In questo modo sperano di individuare il modo migliore per liberare le ruote con il minor consumo di energia, risorsa preziosa per continuare il più a lungo possibile l'esplorazione di Marte.

Di Maurizio Di Finizio - Pubblicato in : Marte - Community : L'Universo
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Sabato 28 marzo 2009 6 28 /03 /2009 12:32

Marte: nuovi indizi

Alcuni esperti della NASA, stanno conducendo degli studi su una zona del pianeta terra dove milioni di anni fa sarebbe caduto un meteorite, tale evento sembra aver ricreato un ecosistema simile a quello che ci potrebbe essere su Marte.

Nell'isola di Devon, situata nell'estremo nord del Canada, 23 milioni di anni fa è caduto un meteorite che ha modificato radicalmente il paesaggio e ha dato via all'evoluzione di un ecosistema differente dal resto della terra.

Secondo la NASA, l'isola di Devon presenta numerosi punti comuni con il pianeta rosso. Per alcuni geologi, anche se in quelle zone sono presenti pochissime specie vegetali, il territorio è costituito da un deserto polare con temperature medie molto basse, si sarebbero evolute alcune forme di vita primordiali.

Tutte le ricerche che sono state condotte nella zona alimentano la speranza che anche su Marte ci possano essere forme di vita. Un'effettiva conferma a questa teoria la si potrà avere con le prossime missioni su Marte che hanno l'obiettivo di trivellare il suolo marziano.

Di Maurizio Di Finizio - Pubblicato in : Marte - Community : L'Universo
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